MULTIFREQUENZA VS MONOFREQUENZA
Per il mio secondo articolo ho deciso di affrontare un argomento molto discusso nel mondo dell’ allenamento: quale tipologia allenante è la migliore tra MULTIFREQUENZA e MONOFREQUENZA?
Cerchiamo di capire insieme ed in modo molto semplice cosa significa questa terminologia e valutiamo se conviene utilizzarne una invece dell’ altra.
Il nostro corpo si divide in distretti muscolari, i principali sono : gambe (che include per convenzione tutto il nostro lower body) e polpacci, pettorali, schiena, braccia e spalle.
L’allenamento tradizionale, o per meglio dire, tramandato nel tempo, vuole che ognuno di questi distretti venga allenato alla morte, cioè con intensità altissime, generando sfinimento muscolare. Ma questa visione, che fino agli anni 2000 era l’unica possibile, è tuttora ancora cosi valida?
In realtà no, vediamo il perché.
Innanzitutto bisogna affermare che il corpo è diviso in distretti muscolari ma in realtà è unito tra loro da tessuto connettivo, per cui è impensabile credere che attivando un determinato muscolo, gli altri non intervengano nel movimento ed è inoltre ormai noto che il cedimento muscolare alla lunga non porta alcun beneficio in termini di forza ed ipertrofia, generando il più delle volte infortuni muscolari o tendineo/legamentosi.
Fatta questa premessa entriamo nel dettaglio di cosa significa mono o multi-frequenza.
La monofrequenza prevede che ogni distretto muscolare venga allenato una sola volta nel microciclo di allenamento (che per convenzione diciamo corrispondere alla settimana).
La divisione classica che vediamo spesso fare nelle palestre è PETTO/BICIPITI - GAMBE/SPALLE- SCHIENA/TRICIPITI.
L’utilizzo della monofrequenza suppone che ogni gruppo muscolare sia allenato una sola volta a settimana, ricercando grande volume allenante con un recupero su quel determinato muscolo di almeno 6-7 giorni. Questa divisione muscolare, infatti, prevede che i muscoli siano portati al “cedimento” colpendoli da varie angolazioni e con vari esercizi, sapendo che poi avremo i nostri 7 giorni per recuperare al “danno” creato.
La multifrequenza invece, basa la propria idea sul concetto che il corpo non ha bisogno di tutto quel tempo per recuperare e che ogni gruppo muscolare non può essere diviso nettamente dagli altri, in quanto, ogni movimento è possibile solo con un lavoro sinergico dei vari muscoli. Partendo da questa considerazione, la multifrequenza può avere 2 diverse modalità applicative. La prima (a mio parere più valida) di svolgere un lavoro in Full-body in ogni workout; ci si sofferma sugli esercizi fondamentali (vedremo nel prossimo articolo quali sono) e si modera l’ intensità tra le sedute allenanti, ciclizzando i vari esercizi. L’altra modalità applicativa della multifrequenza è ripetere il lavoro sul distretto muscolare più volte nello stesso microciclo (settimana o periodo di max 10 gg) facendo una divisione in stile monofrequenza, andando però a riprendere il lavoro su quel determinato muscolo non dopo 7, ma dopo 3-4 giorni. Quest’ ultima modalità prevede una frequenza allenante più alta (minimo 4 giorni di allenamento a settimana).
Ora veniamo alle mie considerazioni personali. Sia la mono che la multi frequenza, possono essere metodiche efficaci pensando che al centro c’è sempre il soggetto che si va ad allenare con le proprie caratteristiche ed obiettivi.
Nelle mie programmazioni prevale l’ utilizzo della multifrequenza in quanto sono convinto che il corpo debba essere allenato nella sua fisiologia e nella sua totalità, ma non vi nego che in determinati momenti (studiati e programmati in fase di elaborazione del programma) utilizzo spesso la monofrequnza per creare dei periodi in cui ricerco determinati obiettivi. Primo tra tutti, far ritrovare all’ atleta quella sensazione di andare in palestra volentieri e felice di allenarsi, in quanto, l’allenamento in mono è sicuramente più intenso ma meno tassante per via dell’ utilizzo di esercizi più semplici a livello di schemi motori.
Una mia programmazione (anno di allenamento) ad esempio , in ottica prettamente estetica, prevede la maggior parte del lavoro in multi, con l’ inserimento di mesocicli (6-8 settimane) di lavori in mono, solitamente inseriti ogni 4-5 mesi, con l’ obiettivo (oltre quello prima citato) di cercare focus particolari, soprattutto se siamo in presenza di carenze muscolari evidenti.
Concludo dicendo che sia in mono o in multi, la cosa più importante è allenarsi e farlo bene. Eseguire correttamente gli esercizi, avere una programmazione dettagliata, studiata e mai approssimata.
Vi saluto e mi auguro che questo articolo sia stato di vostro gradimento. Nel prossimo parleremo di ESERCIZI FONDAMENTALI e COMPLEMENTARI.
IL vostro coach Piero Pisacreta



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